Bad Religion dal vivo: ennesima delusione!

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Da vecchio fan mi aspettavo per la data del 9 agosto al Mamamia di Senigallia il grande cambiamento. Quasi coetaneo di Greg e compagni, acciaccato e invidioso, ero sicuro di assistere, finalmente, alla prima debacle concertistica di questi ultraquarantenni del punk americano. Tipo sentire Greg Graffin, dopo l'infinità di date fra tour americano ed europeo senza un passo falso, ingolfarsi l'ugola a metà concerto, oppure vedere Greg Hetson che sbaglia atterraggio in uno dei suoi salti da cavalletta umana per rotolare dolorante sul palco, o vedere Brian Baker alla fine di un assolo, sudante e ansimante, appoggiarsi sulla Fender mezzo collassato. Per non parlare di Brooks Wackerman a cui niente di tutto questo potrebbe mai capitare perché tanto ormai si è capito che non si tratta di un umano ma di un androide, un terminator arrivato dallo spazio per sottomettere tutti i rullanti e i tamburi del pianeta terra.
Naturalmente le cose sono andate in modo ben diverso! Ecco il report di quella serata.
Il parcheggio del locale è già pieno prima delle 21. Breve fila alla biglietteria e qui prima sorpresa: niente biglietto specifico della serata ma solo un tagliando senza ricevuta. Trattandosi di ben 33 sudati euro esigo ricevuta: dopo breve ma accesa discussione mi danno un anonimo scontrino fiscale (anche sulla stampa del biglietto lucrano!).
Varcato il punto controllo biglietti, seconda brutta sorpresa. Il concerto, nonostante lo spazio favorevole all'esterno e la serata fantastica (per il clima), si tiene all'interno. Motivazione di un buttafuori: "nei giorni scorsi le previsioni davano pioggia con oltre il 60% di probabilità". Dopo pochi metri, alla vista dell'interno grazie alle ampie vetrate laterali, le palle cominciano a girare come eliche. Il locale è grande poco più di un campo di pallavolo parrocchiale e, praticamente, senza gradinate. Ed è già strapieno quando diversa gente deve ancora entrare. Scattano pensieri di morte per ammazzamento assolutamente meritati agli organizzatori.
Intorno alle 21.30 iniziano i Suicidal Tendencies. Sopra il minuscolo palchetto del Mamamia i loro fisici imponenti costruiscono un vero e proprio muro umano che, alle prime note, si trasforma in muro del suono travolgente. Nel giro di qualche canzone, con un paio di hit storici, infiammano il locale che diventa una bolgia infernale. A parte qualche problema tecnico, sono stati all'altezza della fama: feroci! Mi pare si possa pensare che una buona parte del pubblico era convenuta al Mamamia anche e soprattutto per i Suicidal. E, con non poco disappunto dei pop-punkers venuti esclusivamente per Greg e compari, gran parte dei loro fan hanno tenuto il campo di battaglia nei metri quadrati davanti al palco anche per il tempo restante della serata, nonostante che la temperatura avesse ormai superato quella di una sauna finlandese. E questa è stata forse la svolta della serata.
Come insegna il professor Graffin: è dalle situazioni peggiori che possono nascere le cose migliori. Così quelle che parevano le premesse di una serata da dimenticare si sono dimostrati gli ingredienti alchemici giusti che fanno la magia di un buon concerto punk: la vicinanza tra il palco e il pubblico, il coinvolgimento reciproco tra chi suona e chi ascolta. Sarà inoltre che i BR erano alla penultima data del tour con diversi giorni di pausa davanti, sarà che si sono trovati a suonare con coetanei/conterranei, sarà che forse il contesto fisico ricordava gig d'altri tempi, ma le condizioni di un grande concerto c'erano tutte… E gran concerto è stato! Di quelli da ricordare negli anni a venire, di gran lunga il migliore fra quelli tenuti nell'ultimo decennio e oltre dai Bad Religion in terra italiana. Un concerto in cui tutti i membri del gruppo sembrano aver dato il massimo ed essersi meritati il trattamento caloroso ricevuto. E, per come ho visto io, le sole performance tecniche degli strumentisti- batterista su tutti- valevano da sole il prezzo del biglietto… Un live set potente, appassionato e corale. 
Per i fan più duri ecco alcune impressioni sulla scaletta. Si parte con The Resist-Stance, mai inizio di concerto dei BR è stato più in sintonia con la realtà quotidiana (vedi gli scontri nel Regno Unito e l'aria di rivolta in mezza Europa e oltre). Abbinamento logico alla precedente quello di Social Suicide, suonata e cantata con una marcia in più di energia e rabbia rispetto alla versione studio. 21st Century (Digital Boy)/ Los Angeles Is Burning, Quelli del mixer, dopo un paio di canzoni, fanno miracoli (visto il locale…). Il suono esce quasi pulito dagli ampli e la voce di Graffin, ancora una volta, fa la differenza. Wrong Way Kids/Punk Rock Song, accelerazione di ritmo e adrenalina per chi poga, sing-along per tutti gli altri. Atomic Garden, canzone purtroppo ancora attuale per il testo. Per la musica un evergreen del genere inventato dai nostri. The Devil In Stitches, sarà per l'aiutino di un po' di effetto eco ma la carica lirico melodica di questa canzone dal vivo diventa travolgente. The Defense: ritmi e melodie che ammaliano e stregano, un punk evoluto per le generazioni che verranno. 1000 More Fools, ma veramente questa canzone ha quasi un quarto di secolo? Generator, versione slow con siparietto e forse un po' di mimica di troppo da parte di Greg. Cyanide, al primo ascolto su CD fa paura come il peggior incubo pop. Suonata come quella sera è irresistibile: giuro che ho visto più di una cresta mowhak dondolare a ritmo! No Control/Along The Way/Fuck Armageddon, un trittico di superclassici che lascia il segno. Versioni rispettose degli originali, scritte in tempi in cui molti di quelli che accompagnano in coro sotto il palco forse non erano ancora nati. Basta chiudere qualche secondo gli occhi e sul palco riappaiono i "wrong way kids" di allora… Almeno nello spirito. Il bis è di ordinanza con American Jesus (inno mondiale degli ateiagnostici), Infected (intensissima) e Sorrow con il canto del pubblico che sovrasta la musica e finale a sorpresa speed-metal! Con Sorrow (anthem song per l'umanità del terzo millennio) il cerchio iniziato con The Resist-Stance si chiude. 
Una ricetta di sopravvivenza ("resistere e sperare") per le "new dark ages" a venire consegnata da una delle più grandi live band del pianeta. In pochi secondi il locale si svuota come una lattina di birra sbattuta per un'ora.Tutti sudati e contenti, anche chi non si è mai mosso e non aveva mai sentito i Bad Religion prima dal vivo. 
Lungo la strada incontro tre ragazzi al loro primo concerto punk/Bad Religion: rivedo la stessa eccitata meraviglia della mia prima volta. Scommetto che loro la prossima volta ci saranno, e alla fine anch'io ovviamente e mi sa che ancora una volta rimarrò "deluso". E forse è molto meglio così!
Autore: Stefano DC

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